That’s fascinating… Interactive area chart displaying how does people actually use their time. The more child you have the more you work, the more you devote time to your family, and less time you spend having fun…
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Yes, Visual Studio 2008 is such a great product, that if you load a 11 MegaByte file in its IDE it does simply crash… Jesus Christ… Guys… Hey… IS THERE ANYBODY THERE IN SEATTLE? What the hell, we are in 2008… God damn 2008… And you wonderful, development environment is not fucking able to manage a file 11 MegaByte… Forgive me for trying… Yes forgive me for trying… You are just the poor Microsoft… The old aunt of software development… Christ….
For the one interested is simply a huge XML file, a SQL extraction… And I am now happily updating it with TextPad, and managing the XSL in VisualStudio… Yes… I need to use a shareware product to workaround a Microsft VisualStudio stupid limit…
Se l’opzione “bene” non è linkabile è perchè non ho trovato un articolo, uno solo, che spieghi perchè è bene, non uno. E google lo so usare molto bene.
Ciò è sorprendente, ed inquietante. Perchè o questa TAV è una ottima cosa ma il perché è segreto, ed a differenza di tanti altri segreti sono tutti molto bravi a ternerlo segretissimo. Oppure ci stanno prendendo in giro.
Esistono dei blog dove si criticano le proteste e se ne smonta la genesi, ed in qualche caso si contestano, documenti alla mano, alcune delle ragioni del NO.
Ma è mai possibile, come già aveva fatto notare con maggiore autorevolezza Beppe Grillo che non ci sia un articolo, dico uno, su di uno dei principali quotidiani italiani, che spieghi a cosa serve la TAV tra Torino e Lione, quanto serve, quanto costa, e se è utile o meno?
E’ possibile. Ed è sconfortante.
Ancora più sconfortante è leggere un commento sul caso Fazio come quello di oggi del Corriere, leggere le dichiarazioni di Tremonti che inneggia ad una soluzione modello Trichet per la elezione del Governatore della Banca D’Italia, con commento simpatizzante del giornalista è semplicemente penoso.
Ma nessuno dei due, ne un Ministro del nostro governo, ne l’editorialista di uno dei due principali giornali italiani si ricorda le diatribe infinite sul gentlement agreement che ha portato Trichet a sostituirsi a Duisenberg? Un accordo sottobanco preso al momento della istituzione della BCE per trovare il consenso dei Francesi, “4 anni a noi” dissero dall Germania, “ed allora poi 4 anni a noi” risposero dalla Francia, con l’Inghilterra fuori dalla moneta unica e fuori dai giochi.
Un accordo che prevedeva addirittura l’impegno di Duisenberg a dimettersi un anno prima dello scadere del suo mandato per fare contenti i francesi, ma che Duisenberg non osservo. Perché nel frattempo Jean-Claude Trichet era indagato per le gravi lacune manifestate dalla Banca centrale francese che al tempo lui governava nel controllo del Credit Lyonnais al tempo ormai fallito lasciando il più grosso buco della storia di Francia.
I pianti di Trichet e del governo francese per il ritardo di Duisenberg a dimettersi, finiti per fortuna di tutti con l’assoluzione di Trichet nel Luglio del 2003.
Ma che storia orribile per la neonata Banca Centrale Europea, che tira e molla ridicolo, e che immagine per quella che ad oggi è una delle istituzioni cardine della Unione Europea.E’ veramente questo il modello che vogliamo seguire in Italia?
Ma soprattutto quando Tremonti parla di una legge che segua il modello di Trichet per la sostituzione, sa almeno di che cosa sta parlando? E il giornalista che commenta le parole di Tremonti ha una vaga idea dell’argomento?
E noi in Italia che giornali abbiamo? Mi rincuora solo di non averlo letto su Repubblica.
Negli Stati Uniti si ostinano ha chiamare le carceri istituti correzionali, e sono ancora il popolo più cattolico del pianeta, battuti forse solo dagli Irlandesi. Eppure il concetto di redenzione sembra a volte qualcosa di completamente estraneo alla loro cultura.
Mi piace il cinema, e finisco quasi sempre per citare film, voglio citarne uno molto vecchio, indice di quanto lontane siano le radici di questo dibattito, L’uomo di Alcatraz, del 1962 con Burt Lancaster.
Racconta la storia vera di Robert Stroud, un uomo certamente violento, condannato nel 1909 a 12 anni di carcere per omicidio, nuovamente condannato nel 1918, questa volta a morte, per l’omicidio di una guardia di detenzione.
Poche settimane prima della esecuzione il presidente Woodrow Wilson commuta la pena di morte nel carcere a vita in isolamento.
Durante i 39 anni passati in isolamento (dei 54 totali in carcere) divenne uno dei massimi esperti in malattie degli uccelli, pubblicando 3 libri sull’argomento, e molti articoli su riviste specializzate, sviluppando cure per svariate malattie aviarie, inclusa la setticemia emorragica, combattendo il rigido regime carcerario delle prigioni dell’epoca ed in particolare del carcere di massima sicurezza di Alcatraz; il suo è uno dei casi che alimentarono il dibattito sulla validità di quella struttura e che ne porterà alla chiusura lo stesso anno della sua morte.
Credo che con tutte le sue contraddizioni, e approfondendo l’osservazione delle vicessitudini di Robert Stroud di contraddizioni se ne trovano certamente, la sua storia insegni che anche un criminale, un duplice omicida, può essere recuperato, restituito alla società, e fornire un contributo all’esistenza di tante altre persone.
E questo non significa giustificare le sue azioni o lasciarle impunite, per me significa non essere ciechi.
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Qualche anno fa in estate trovai un libro che mi ispirava, iniziai a leggerlo e lo trovai da subito meraviglioso, mi appassionava, mi stupiva, e non riuscivo a smettere di leggerlo.
Trovavo semplicemente incredibile come nonostate le tragedie inenarrabili a cui il protagonista veniva sottoposto, la disgrazia della sua famiglia, la perdita degli affetti più cari, la povertà e la disperazione che faceva da sfondo alle vicende che narrava; che nonostate tutto ciò riuscisse a farmi sorridere ad ogni pagina con una poesia, una ironia, ed una gioia di vivere, semplicemente stupenda.
Era estate e me lo portavo in spiaggia, lo leggevo disteso a prendere il sole tra una nuotata e l’altra, e ne godevo ad ogno paragrafo.
Una ragazza molto carina distesa vicino a me, e che non avevo neppure notato, mi si rivolse e mi disse… “Ah… Quel libro… Ma stai leggendo quel libro?”, credo di ricordare che semplicemente annuii, sorpreso, e colto da una piacevole elettrica sensazione… Si, i libri, questi meravigliosi oggetti di carta che ti permettono di imparare così tante cose, e che… Cavolo… Ti permettono anche di attaccare bottone con una bella ragazza.
E lei aggiunse: “Ma come fai a leggerlo? E’ un libro tristissimo… Ci sono solo tragedie…”
Credo di ricordare che le dissi semplicemente che per me era bello. E mi rabbuiai in volto, perchè sapevo che non sarei potuto andare avanti in quella conversazione, non riesco a parlare con qualcuno che non comprende:
“Le ceneri di Angela”, di Frank McCourt.
Quando lo finii di leggere ero così entusiasta del torrente di parole di McCourt, di quel ottimismo e di quel buon umore che mi aveva trasmesso, che cercai di scoprire quanto più potevo di lui. “Angela’s ashes”, era il suo primo libro, e gli era valso il premio Pulitzer, comprai subito “Tis”, il suo secondo libro, ma non lo iniziai… Ero timoroso di scoprirlo diverso dal primo, o troppo uguale, di scoprire che la sua narrativa non era più così originale per me… O comunque che in qualche modo mi deludesse… Credo che “Tis” abbia passato almeno 3 anni su di uno scafale in casa mia, prima che la settimana scorsa, d’impulso, lo afferrassi convinto. Sentivo che era venuto il momento e che non potevo aspettare oltre prima di scoprire la verità.
Arrivato a pagina 6 ho alzato lo sguardo dal libro, e mi sono detto… “Max… Che idiota che sei…”
“Tis – Che paese è l’america.”, di Frank McCourt, Adelphi, 8 euro.
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Ho rivisto “The Molly Maguires” pensando agli scontri sociali in corso in questi giorni in Francia.
Quello che mi piace nei film di Martin Ritt, è la sua ferma convinzione che da una storia c’è sempre qualcosa da imparare.
“The Molly Maguires” è un film violento, anche se forse non così tanto secondo gli standard di oggi; quello di cui parla è la contrapposizione e lo scontro tra classi sociali, parla di ribellione, del tentativo estremo di far valere i propri diritti quando si è oppressi, schiacciati tra il disperato tentativo di raggiungere quelle aspirazioni che percepiamo come legittime ed i limiti imposti da un sistema con il quale non c’è dialogo possibile, perchè il suo unico intento è quello di mantenerci immobili sul quel gradino della scala sociale sul quale ci ha collocato.
Non ci sono eroi in The Molly Maguires, ci sono solo persone che disperatamente cercano di conquistare qualcosa, e nel farlo si scontrano tra di loro, Ritt non è impietoso con tutti, non sono stereotipati nessuno dei personaggi, siano essi traditori, assassini, terroristi o ricchi possidenti.
Cento anni prima dei fatti raccontati in The Molly Maguires, 1776 contro 1876, Thomas Jefferson scriveva nella dichiarazione di indipendenza:
“Ogni esperienza ha mostrato che l’umanità e più disposta a sopportare, quando i suoi mali sono sopportabili, che non a difendersi abolendo le forme alle quali sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e usurpazioni, che perseguono invariabilmente il medesimo obiettivo, manifesta il disegno di ridurli sotto un assoluto Dispotismo, è loro diritto, è loro dovere rovesciare un simile Governo.”
The Molly Maguires ci ricorda che un diritto inalienabile dell’uomo è il diritto alla ribellione; e che grava sulle spalle di chi si ribella la responsabilità della propria scelta.
Non sono così ingenuo da credere che le miniere di carbone di fine ottocento equivalgano alle Banlieue parigine, e neppure sono così incoscente da giustificare o promuovere la violenza. Ma questo è ciò che accade quando si sacrificano davanti all’altare dei propri interessi le opportunità di dialogare e capire.
Sembra che scendendo dal monte Won Gak il Monaco Soen-sa incontrò il Maestro Zen Ko Bong; che all’epoca insegnava solo a laici, convinto che i monaci non fossero studenti sufficientemente ardenti.
Soen-sa gli chiese: “Come dovrei praticare lo Zen?”
Ko Bong rispose, “Un Monaco una volta chiese a Maestro Jo-ju, ‘Perchè Bodhidharma è venuto in Cina?’ Jo-ju rispose, ‘Per l’albero di pino che c’è davanti al giardino.’ Che cosa voleva dire?”
Soen-sa capì, ma non sapeva come rispondere. E disse solamente, “Non lo so.”
Ko Bong allora gli disse, “Tieni solo questo. Questa è la vera pratica Zen.”

